Giorno della Memoria – 27 gennaio 2018

La Fondazione Carlo Levi partecipa a “La Shoah dell’Arte. IV edizione” nel Giorno della Memoria 2018 con l’apertura straordinaria della sede e la presentazione di alcune opere realizzate da Carlo Levi durante gli anni della guerra.

Le opere saranno accompagnate da alcune schede realizzate dagli studenti del Liceo Ginnasio Statale “Dante Alighieri” di Roma.

La casa bombardata 1942
Dopo aver ricevuto la notizia che uno dei più grandi bombardamenti di Torino causò la distruzione della sua casa, Levi si recò sul luogo e vide la casa paterna quasi interamente demolita. Nella rappresentazione, oltre alle rovine dell’abitazione, è visibile il corpo di un uomo morto, il quale mette in risalto la drammaticità dell’evento. Le mura distrutte del bombardamento identificano l’animo ormai dilaniato del pittore.I quadri lacerati simboleggiano la cultura decaduta e corrotta del tempo.

Campo di concentramento o le donne morte ( il lager presentito), 1942

Carlo Levi dipinse il quadro a Firenze nel 1942. Prima ancora che si scoprissero i lager, il pittore dipinse mucchi di cadaveri scheletriti, rappresentazione di una premonizione che solo dopo tre anni divenne realtà.Corpi magrissimi e ammassati l’uno sopra l’altro mostrano la drammaticità degli eventi accaduti in quegli anni e fin dove si possa spingere la cattiveria e la crudeltà di un uomo.Le donne sembrano, dalle posizione in cui sono accatastati i loro corpi, liberare le urla represse causate dai tanti torti subiti.Allo stesso tempo è chiaramente visibile la concezione dell’uomo come bestia, privato da tutto ciò che possiede.

La guerra partigiana 1944

“…noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma. […]” (Cristo si è fermato ad Eboli). La drammaticità della condizione umana, che Levi voleva trasmettere, è entrata prepotentemente nel nostro animo. E’ difficile parlare di argomenti così forti e profondi; lontano dal nostro immaginario ma così vicini (per umanità). E’ impossibile per noi riconoscere un uomo nella rappresentazione perché è impensabile che un uomo possa essere ridotto in questo stato. Come un animale. Un animale pronto al macello. Nonostante la situazione di guerra sullo sfondo, la rosa bianca sta a simboleggiare l’innocenza e la purezza di coloro che la guerra l’hanno solo subita.